L’arrivo nel 1962 di Diabolik determinò un terremoto nell’editoria italiana, segnando la nascita popolare del fumetto nero in Italia, uno dei principali protagonisti di questo filone è senz’altro Kriminal, figlio di Magnus e Max Bunker, noti, tra le altre cose, per Alan Ford, pubblicato a partire dal 1964.

Kriminal è un fumetto che ha avuto un suo discreto successo, venendo pubblicato per ben 10 anni, pur ereditando la “K” da Diabolik, si contraddistingueva per una maggiore drammaticità, crudezza e violenza rispetto al velo romantico del suo capostipite, tanto che fu al centro di un famoso caso di censura per l’eccessiva rappresentazione sessuale.

Da questi fumetti nacque presto una serie di film a tema, per Diabolik con un primo film di Mario Bava nel 1968 e una più recentemente riproposizione dei Manetti Bros. del 2021, tra poco al cinema; mentre dal nostro scheletro giallo nacquero due film, Kriminal di Umberto Lenzi (1966) e
Il marchio di Kriminal di Fernando Cerchio (1968), alla sceneggiatura Umberto Lenzi e David Moreno nel primo ed Eduardo Manzanos nel secondo.

Kriminal, ambientato in Inghilterra, inizia con il nostro protagonista, Anthony Logan (Glenn Saxson) alla forca, pronto per essere giustiziato, viene pero’ salvato miracolosamente, salvo scoprire velocemente che è un piano ideato dal ispettore Milton per trovare i gioielli della corona che il ladro aveva rubato ma non aveva voluto riconsegnare, nonostante il pedinamento, Kriminal sfugge e si va a nascondere presso l’ex-moglie, che è alle dipendenze di una ricca donna che commercia diamanti, un carico particolarmente prezioso verrà trasportato a breve a Istanbul, inizierà così una serie di doppi giochi, scambi di valigette e gemelle da sedurre, Kriminal sembra essere sempre un passo avanti della polizia ma il suo debole per le donne finirà per incastrarlo, quando, dopo l’ennesima fuga, si ritrova in macchina con una bella donna, che risulterà essere la fidanzata dell’ispettore Milton. Il film di per sé non è un b-movie scadente come spesso succedeva in queste operazioni, c’e’ una buona gestione della regia e dei tempi, si lascia guardare, carini i sipari di inizio e fine che mostrano la transizione da fumetto a film e da film a fumetto, anche il costume di Kriminal non risulta troppo posticcio, anche se tende a togliersi la maschera troppo spesso e sembra metterlo giusto per ricordarci che cosa stiamo guardando. E infatti il grosso problema è proprio qui: la maggior parte della violenza, del sesso e della spietatezza che proprio distinguevano Kriminal nella sua versione cartacea, vengono tolte, lasciando un film che è poco più che un classico poliziesco, sicuramente fatto per evitare altre censure ma che in sostanza ne toglie di significato. Come dissero gli autori stessi in merito al fumetto: “Kriminal non rappresenta il feroce criminale sovvertitore e nemico dell’ordine, ma colui che dell’ordine si fa beffa, che irrompe con i sentimenti negativi ma tuttavia più notabili della sua natura umana in una società putrida e stagnante, ammalata di perbenismo e, sconvolgendo tutto con un’azione delittuosa, si pone sì al di fuori della legge, ma afferma anche il suo diritto di scelta, il suo potere di accettare o rifiutare, di creare o di distruggere.” Similmente il protagonista risulta anonimo e privo di carattere, dato che hanno cancellato il suo aspetto psicologico e il suo passato, scegliendo un belloccio rubacuori con qualche eco di Arsenio Lupin e Fantomas. Non ho ancora visionato il secondo capitolo della serie ma sembra restituisca meglio il personaggio originale, non sarebbe male rivedere un nuovo adattamento ai nostri giorni trainato dal nuovo film di Diabolik.

Stefano Foletti

TRAILER

CAST & CREW

Kriminal

Regia: Umberto Lenzi

Interpreti: Glenn Saxson, Helga Liné, Andrea Bosic, Ivano Staccioli, Esmeralda Ruspoli, Franco Fantasia, Mary Arden, Dante Posani, Maria Luisa Rispoli, Armando Calvo, Rossella Bergamonti, Mirella Pamphili, Bruno Alias (n.c.), Agustín Bescos (n.c.), Sisto Brunetti (n.c.), Consalvo Dell’Arti (n.c.), Raniero Dorascenzi (n.c.), Margherita Horowitz (n.c.), Cesare Martignon (n.c.), Fulvio Mingozzi (n.c.), Francesco Narducci (n.c.), Claudio Ruffini (n.c.), Giovanni Scognamillo (n.c.), John Stacy (n.c.), Alessandro Tedeschi (n.c.)

Anno: 1966

Durata: 98 min. 

CATEGORIE

Commenti chiusi.