Da anni gli horror cercano di smitizzare la figura del Djinn ovvero il genio che esaudisce i tre desideri del fortunato possessore della lampada. Dimenticate ovviamente sia Le mille e una notte che l’Aladdin Disney: entrare in contatto con una di queste creature non è una benedizione, anzi…

Per trovare uno dei primi film che trasmuta la gioiosità di questo personaggio in un bagno di sangue da vero countdown slasher bisogna recuperare dall’oblio l’interessante The lamp di Tom Daley: il nostro Djiin è una specie di Jason ultraterreno e si diverte a massacrare un gruppo di ragazzi in vena di festa.

Eh sì perché, il dogma viene sancito soprattutto dal Wishmaster della coppia regista/produttore Kurtzman/Craven, questa creatura sì esaudisce i desideri ma in maniera distorta puntando alla distruzione di chi cerca fortuna con i desideri.

Il poco ispirato Tobe Hooper gira sul tema, nel 2013, un interessante ma confuso Djiin, più compatto però dei tanti B movie a venire che, sulla scia del discontinuo Long time dead, porranno l’attenzione soprattutto soprattutto sulla bassa macelleria a poco prezzo e sul fascino delle leggende d’oriente (mischiate magari alle sempreverdi tavolette oujia).

Non è dissimile da questi fallimenti è l’opera di David Charbonier e Justin Powell: poche idee spalmate su una storia che dura non più di 80 minuti.

Come nel classico del 1989 Un minuto a mezzanotte (3615 Code Père Noël) di René Manzor, abbiamo un bambino, lasciato solo durante la notte, alle prese con una serrata home invasion: lì un babbo natale assassino, qui un Genio poco propenso ad esaudire il desiderio del giovane ovvero farlo tornare a parlare dopo il trauma del suicidio della madre.

I due registi tentano di pepare la storia sul Djiin malvagio azzardando un nuovo tassello della leggenda: se si sopravvive un’ora agli attacchi della creatura, allora la richiesta diventa reale. Ovviamente 60 minuti sono costellati da assalti, dal mostruoso Genio che prende il volto di cari, ma, goffo più del Ghostface di Craven e Williamson, non riesce a far fuori un semplice bambino.

La narrazione è pesante, la regia non ha guizzi, sembra di assistere ad un brutto horror in vhs nobilitato da una definizione HD sfavillante, con gli stessi difetti, anche di ritmo, di un Il mistero della foresta maledetta. Lo spettatore sgamato tanto sa dove il film vuole parare, la vittoria del demone e il ribaltone del desiderio, solo che Djin ci mette troppo tempo per infilarci un’idea dignitosa nella calma piatta del nulla narrativo, del deja vu cosmico.

A metà invero questo horror un colpo basso lo sgancia: l’arrivo della madre del bimbo con i dentoni cannibali da Bruno Mattei de La tomba con tanto di urla disumane. Questa sequenza, soprattutto se si vede Djiin di notte, fa trasalire. Stop. Poi c’è ancora mezz’ora.

A nulla serve l’ambientazione anni 80, la fotografia anche stilosa, un po’ alla Nicolas Winding Refn, di Julián Estrada, la performance della bella Tevy Poe, il tutto è così inutile, dimenticabile, che l’altro Djiin, quello già mediocre di Tobe Hooper, sembra un capolavoro da studiare all’università di cinema.

Per i più coraggiosi l’opera di David Charbonier e Justin Powell è disponibile in streaming sul canale della Midnight factory, una casa che da mesi non sa che proporre brutti B movie dopo i suoi interessanti esordi. Il male fatto bene, per citare il loro slogan, forse andrebbe fatto meglio.

Andrea K. Lanza

TRAILER

CAST & CREW

The Djinn

Regia:David Charbonier, Justin Powell

Interpreti: Ezra Dewey, Rob Brownstein, Tevy Poe

Durata: 82 min.

Anno: 2021

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