Dungeons & Dragons (cartoon series)

Tutto ha inizio con una bella, e apparentemente normalissima, giornata al luna park. Sei giovani amici salgono sulle montagne russe “Dungeons & Dragons”, attraversando un tunnel gremito da terrificanti e oltremodo verosimili animatroni… ma sono davvero tali? Infatti, l’attrazione si distorce improvvisamente in qualcosa di sin troppo reale: un passaggio interdimensionale verso un pericoloso mondo fantasy; dove i sei si ritrovano, oltre che già vestiti di tutto punto per i ruoli che incarneranno, attaccati nientemeno che dal colossale drago a cinque teste Tiamat. In loro soccorso giunge un anziano ometto, dall’aspetto placido e solenne, il Dungeon Master. Dal nulla, egli li dota di potenti armi magiche, grazie alle quali l’involontaria compagnia riesce infine a sbarazzarsi dell’aggressore, scagliandogliene fortunosamente contro uno nuovo e altrettanto terribile: il demoniaco stregone Venger, il main villain della serie! “Let them fight!”, mentre il Dungeon Master li/ci introduce nel mondo – per l’occasione animato – di D&D!

Tra le più memorabili opening dei cartoon americani anni Ottanta, quella di Dungeons & Dragons (1983-’85) rientrerebbe facilmente in un’ipotetica top ten. In appena un minuto, assieme agli sventurati – o no? – protagonisti, si viene letteralmente catapultati in un vortice di spaventose e adrenaliniche avventure ispirate al celeberrimo gioco di ruolo; il quale, creato quasi un decennio prima da Dave Ameson e Gary Gygax, mieteva tanto consenso tra gli appassionati quanto cacce alle streghe fra i detrattori, in quei puritani USA dove demoni e magia non erano certo ben visti.

Basti dire che proprio nel 1982 (esattamente l’anno prima dell’uscita del cartoon!) era nato il BADD (Bothered About Dungeons & Dragons), un gruppo di protesta ad hoc creato sulla base di un supposto precedente perlomeno shockante: il suicidio del figlio della fondatrice del movimento Patricia Pulling, un giovane giocatore di D&D che si era sparato nel petto con un fucile. Il suicidio del ragazzo venne direttamente collegato dalla madre al presunto “satanismo” veicolato dal gioco, senza ovviamente dare troppa importanza ad altri elementi: quali per esempio la presenza di un fucile carico in casa, o il mero fatto di essere figlio di una fanatica religiosa e oppressiva.

In questo clima, la transizione dal gioco al cartoon fu molto più burrascosa di quanto si potrebbe immaginare oggi. Tutto ciò, inoltre, nel contesto di un generale guerra delle associazioni dei genitori contro le serie animate, accusate di essere variamente diseducative e pubblicizzare occultamente – ma non troppo – action figure e giochi vari.

Dungeons & Dragons, costituita da tre stagioni per un totale di 27 episodi da una ventina di minuti l’uno, fu una coproduzione tra Marvel Entertainment e TSR (Tactical Studies Rules), l’azienda che aveva lanciato il gioco, con la giapponese Toei Animation. Realizzata da Kevin Paul Coates e Dennis Marks, fu sviluppata da Mark Evanier, sceneggiatore anche del primo episodio The Night of No Tomorrow, che fornì il canovaccio tipo di tutti quelli a venire: in ogni puntata, infatti, assistiamo ad un nuovo tentativo del party protagonista di accedere a una qualche magica via per riaprire un portale verso la propria dimensione, e poter così tornare a casa dalle loro famiglie; questo sfidando varie, pericolosissime prove, tra cui ovviamente diversi dungeon (sotterranei, prigioni e simili), sulla scorta degli enigmatici suggerimenti dell’ubiquo e misterioso Dungeon Maste, sorta di divina incarnazione dell’omonimo ruolo del gioco. Solitamente la prova dell’episodio viene superata, grazie allo spirito di squadra del gruppo e al valore mostrato dai suoi componenti; il portale viene aperto o addirittura attraversato, intravedendo così, per un attimo, lo sciagurato parco giochi. Ma il ritorno viene infine impedito da una nuova complicazione, che costringe i sei a restare amaramente nell’aliena dimensione.

Tipicamente la “complicazione” in causa è determinata dal malvagio Venger: un diabolico e imponente stregone dall’aspetto vagamente vampiresco, con tanto di grandi ali nere spesso racchiuse a mo’ di mantello, e un unico grande corno sul lato sinistro del suo cranio deforme. Incarnazione stessa delle “forze del Male”, Venger è interessato agli artefatti magici dei protagonisti per le sue mire di dominio sul proprio mondo, spiccando tra gli antagonisti dei cartoon anni Ottanta (i vari Skeletor, Megatron, Comandante Cobra, ecc…), per crudeltà e spietatezza, pur avendo un suo ferreo e sfaccettato codice d’onore. Dotato di enormi poteri magici e quasi immortale, Venger può muoversi a grande velocità volando sul suo nero destriero demoniaco (Night-Mare: che nell’ep. 23, The Time Lost, riesce a stare persino a passo di un jet supersonico!). Il perfido stregone è inoltre lealmente servito da un sinistro e intangibile demone ombra (Shadow Demon), ineccepibile spia e informatore per il suo padrone, nonché da un intero esercito di mostri di varia natura. Tra di essi gli orchi, che nell’adattamento italiano vennero buffamente femminilizzati in “orche”!

Non abbiamo ancora detto, però, dei nostri sei protagonisti: una normalissima compagnia di amici, cinque adolescenti di quindici anni circa e un bambino di otto anni, ai quali si aggiunge subito – nella opening – una mascotte acquisita sul posto. “Normalissima” insomma, se consideriamo la velocità con cui si adattano a una situazione che farebbe impazzire chiunque… ma siamo in un cartoon e va bene così. Abbiamo il prode leader de facto Hank il ranger (definito “arciere” nella versione italiana), ovviamente biondo con gli occhi azzurri, con il suo arco capace di scoccare infinite e versatili frecce d’energia; la coraggiosa e combattiva acrobata afroamericana Diana, dotata di un’asta che può cambiare dimensione a piacimento, oltre ad autorigenerarsi se spezzata; la rossa Sheila la ladra (“donna invisibile” in Italia: Reed Richards mio, dove sei?), la più emotiva del party ma – proprio per questo – oltremodo altruista e leale, dotata del prodigioso mantello dell’invisibilità; Presto, il mago occhialuto dal cui cappello incantato raramente esce ciò che il generoso ragazzo vorrebbe evocare; Bobby il barbaro, il fratellino di Sheila dotato di una potentissima clava che può spaccare la roccia… esilio a parte, potrebbe un bambino essere più felice? Al gruppo si aggiunge il piccolo e buffo unicorno Uni, sodale soprattutto di Bobby. E ho lasciato volutamente per ultimo Eric il cavaliere, indubbiamente il personaggio più complesso, divertente e interessante della serie. “Figlio di papà” fanfarone, lamentoso, sarcastico, spesso codardo e ridicolo, condividendo in ciò il ruolo comico con l’amico Presto, egli ha tuttavia un cuore da autentico eroe, che lo spinge a proteggere continuamente i suoi amici dai più temibili attacchi con il suo Griffon Shield, capace di proiettare un indistruttibile campo di forza. In assenza di Hank, al quale non di rado si contrappone beffardo, Eric sa assumere la guida del gruppo conducendolo con fermezza e abilità attraverso prove molto difficili. Inoltre in alcuni momenti della serie manifesta sprazzi di inattesa e umanissima fragilità: ammettendo per esempio l’evanescenza del suo status sociale ed economico, rispetto a un più desiderato rapporto con un padre essenzialmente assente.

Un nucleo variegato e ben equilibrato, costruito rispettando perfettamente le premesse del gioco: serve un party di personaggi in armonia tra loro per lottare e vincere, non un singolo eroe. Infatti, per quanto – come abbiamo visto – sia Hank a incarnare maggiormente la figura prototipica del leader, nessun membro del gruppo è secondario rispetto agli altri. Tutti contribuiscono al successo delle imprese, coi loro bei pregi e umanissimi difetti – Hank compreso – che vengono esplorati durante gli episodi, crescendo come character capaci di evolvere e migliorare. Il cartoon di D&D spezza l’assioma dell’eroe unico e spaccatutto, preminente in molti cartoon coevi; risultando piuttosto l’apologia dell’amicizia e del lavoro di gruppo tra ragazzi “comuni” spinti dal desiderio di ritrovare le loro esistenze, qualcosa in cui il suo giovane pubblico poteva più facilmente identificarsi. Credo che buona parte del grande successo della serie, amatissima dai bambini di allora (da cui il pubblicizzatissimo cameo nel nuovo film Dungeons & Dragons – L’onore dei ladri), dipenda in fondo proprio da questo. Quasi uno Stand by Me serializzato in salsa fantasy; nel quale perdersi, ad anni di distanza, resta ancora un’esperienza unica rispetto a qualsiasi altra cosa gli somigli.

Curiosamente le action figure dei protagonisti e del maligno Venger hanno visto la luce solo recentemente, in una linea Hasbro “per collezionisti” criticatissima per la fragilità delle plastiche. Eppure all’epoca, quella d’oro per le “figure d’azione”, la Ljn ne produsse una fortunata serie tratta dal roleplay game, i cui personaggi e design vengono frequentemente ripresi nel cartoon. Tra di esse una rara e ricercatissima versione dello stesso Tiamat, il quale era dunque un personaggio canonico di D&D… peraltro in originale – caso diametralmente opposto a quello degli orchi – una lei! La più feroce e potente tra i draghi, una vera e propria divinità maligna, alla cui testa centrale – rossa e sputafuoco – se ne affiancavano altre quattro differenti per aspetto, colore e potere distruttivo. Un mostro autenticamente spaventoso, in una serie animata già decisamente più dark e horror della norma, le cui apparizioni negli episodi – purtroppo meno frequenti di quanto ricordassi – ne rinnovano ogni volta la veneranda pericolosità. Tiamat, l’unica creatura in tutto il regno di D&D del quale Venger ha dichiaratamente paura!

Avventura, amicizia, comicità, paura, e un’immersività fantasy invecchiata benissimo: si pensi solo, in termine di animazione, al moderno filone giapponese degli isekai. Pur con gli alti e bassi dettati dai tempi della serialità televisiva, ogni episodio di Dungeons & Dragons è una gemma ispirata ad una delle storie del gioco, opportunatamente “calmierata” per la nuova destinazione e relativo target. Per quanto distruttivi, i colpi sono per lo più puramente energetici e impattanti, non una stilla di sangue viene versata; e non è un caso se al cavaliere Eric sia associato esclusivamente uno scudo, per quanto dalla difesa impenetrabile. In fondo erano gli anni in cui He-Man girava con una “spada del potere” per oltre cento episodi senza mai infilzare nessuno! Design e animazione sono sempre di buon livello, e le ambientazioni in particolare sono spesso dettagliate e suggestive. Un plauso particolare alle musiche di Johnny Douglas, tra cui l’indimenticabile tema della sigla di chiusura, che scorre su un’inquietante illustrazione del parco “maledetto”.

Tanti gli episodi notevoli, ne citerei almeno tre. il 16, City at the Edge of Midnight, su un demone che rapisce i bambini di ogni dimensione mettendoli ai lavori forzati nella propria. Un capitolo tra i più intensi della serie: per l’inquietante creatura, il dungeon al centro della vicenda e il tema generale, certo; ma soprattutto per il commovente incontro dei ragazzi con il buon Ramoud, cui il demone ha rapito la figlia; un guerriero che saprà essere un indimenticabile padre adottivo per i protagonisti della serie. Inoltre, per la risolutezza che, dopo il rapimento dello stesso Bobby, i rimanenti membri del party sapranno esprimere nel salvarlo. Un gruppo di ragazzi che piangono le proprie famiglie; pur nondimeno una famiglia essi stessi.

Impressionanti anche l’ep. 19, The Last Illusion, in cui l’odio mostrato dai poveri abitanti di un villaggio in rovina verso i ragazzi e la magia sembra richiamare il fanatismo religioso, e particolarmente quello che ha investito D&D in patria. E il successivo ep. 20, The Dragon’s Graveyard, dove i protagonisti decidono di farla finita una volta per tutta con Venger, chiedendo infine aiuto alla stessa Tiamat. A suo tempo criticato poiché ipotizza abbastanza esplicitamente l’uccisione del nemico, in verità The Dragon’s Graveyard costituisce una classica riflessione sulle possibilità di sconfinamento dall’”etica dell’eroe” che, in conclusione, ne riafferma appieno il valore.

Nonostante il limite imposto dal format degli episodi autoconclusivi, vi è inoltre nella serie un sottile progresso narrativo, fatto della già citata crescita dei personaggi e di piccoli disvelamenti, che fa sempre più pensare all’inevitabilità di un imminente finale: i nostri eroi, prima o poi, dovranno pur tornarci davvero a casa! Ebbene il finale doveva essere effettivamente raccontato, possibilmente nell’ep. 28, Requiem, mai prodotto a causa dell’interruzione della serie. Tuttavia, se siete curiosi di sapere come sarebbe finita, non dovete far altro che cercare su YouTube: dopo che Michael Reaves, autore dello script originale, lo caricò sul suo sito personale, ne è stata realizzata una più che dignitosa versione fanmade nel 2020, dove alcuni doppiatori della serie originale riprendono i loro ruoli. Lo stesso script è stato sviluppato anche in forma di audio dramma in un cofanetto DVD della serie. E – per la cronaca – è anche un eccellente finale, meno scontato di quanto possiate credere!

Alessandro Bruzzone

TRAILER

CAST & CREW

Dungeons & Dragons (cartoon series)

Genere: Azione, avventura, fantasia

Creato: Kevin Paul Coates, Dennis Marks, Takashi

Basato su Dungeons & Dragons della TSR

Sviluppato: Marco Evanier

Scritto: Karl Geurs

Diretto: John Gibbs

N. di stagioni 3 N. di episodi 27

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