Top e Flop 2021 (2a parte)

C’è stato un periodo di assoluta grazia e leggerezza nella vita di ogni appassionato di cinema. Quando il sabato pomeriggio si andava con gli amici a vedere un film in sala e si aspettava col cuore pieno di meraviglia e infantile gioia che lo spettacolo cominciasse.
Lo spettacolo. Volevamo solo quello.
La sala diventava un piccolo mondo vociante di improperi, spoiler azzeccati per fortuna, vecchi che urlavano “silenzio” facendo più casino dei ragazzini.  Si rideva, commentava, tanto erano solo film. Fuori avevi la tua casa in affitto in un quartiere di merda, un lavoro alienante in fabbrica, la solitudine di chi non è uguale agli imbecilli di successo. Ecco cosa era devastante e disturbante, Il crollo dell’Unione Sovietica e l’avanzare del capitalismo non di certo un film, per quanto tragico.

Certo, io ero quello che guardava il cinema d’autore e rompeva un po’ le palle, ma sempre all’interno di un gioco, una passione, che a volte mi parlava e rassicurava (scoprire di essere disperato come Michele Apicella in Bianca e capace di grande amore come Don Giulio in La Messa è finita) ti donava un ruolo (ok porto gli occhiali come Woody Allen per cui sono un logorroico e sarcastico pessimista) ma per lo più era esaltazione. L’eroe che salva il mondo, porta giustizia, le storie d’amore che finiscono bene, persino quello bruttino come me trovava una tipa che voleva star con lui. Non c’è nulla di reale, perché quelle storie sono meglio della realtà.  La comprensione che la vita vera e il cinema sono due cose diverse ci portava a ridere, scherzare, pure incazzarci perché i nostri amici non capivano la pulcritudine assoluta di quella scena, di quel film. Non erano ancora arrivati i blog, i gruppi di cinema su Facebook, quelli che fanno le recensioni da borghesi, ma “oh abbiamo un linguaggio popolano” (chiaro che non hanno mai visto il popolo da vicino), per cui la frustrazione di vite vissute male si sono trasformate in lezioni intellettuali e morali non richieste su un passatempo come è la visione dei film. Un bellissimo, meraviglioso, straordinario passatempo. In cui a volte hai anche la fortuna di imbatterti in opere d’arte preziose, manifesti politici che ti ricordano la tua condizione di classe, per il resto sono solo storie. La cosa importante è che siano raccontate bene. La cosa fondamentale è che siano fatte con la massima professionalità.

La sala era un luogo di ritrovo. Poi non lo è stato più. Questo rito collettivo è finito con la generazione x e quella dei millenials, oggi non mi par di vedere o sentire i ragazzini dire: sabato andiamo al cinema. Forse ci vanno per un film in particolare, ma non per passare il tempo. Dobbiamo accettare che il mondo dei film si è spostato in altri posti. Non moriranno le sale, fino a quando ci saremo noi appassionati, quelli che due film a settimana al cinema se li vedono, ma cambia il modo di concepire la visione. D’altronde non è un mondo collettivo di incontri, relazioni che durano una vita, siiamo il mondo precario e del fast food in tutti i campi. I film come prodotti li divoriamo per saziarci, non per aver un ricordo legato a loro. Tuttavia io non ho nulla contro Netflix , Apple tv e soci. Recupero vecchi film, seguo nuove serie tv, mi capita di beccare film pressoché invisibili. I film sopravvivono. E comunque se volevate ancora una società legata al collettivismo, allo stare insieme, dovevate correre a ricostruire il muro di Berlino. Avete scelto il fischio degli Scorpion, la libertà del mercato e la solitudine dei singoli massificati e spersonalizzati. 
Almeno godetevi i film senza rompere le palle al mondo.

TOP 5

1. QUI RIDO IO. Visto che parliamo di spettacolo, arte, scontro/incontro tra opere popolari e avanguardia autoriale, come è possibile non menzionare questo eccellente, vigoroso, crepuscolare, film di Mario Martone? Un viaggio storico preciso nella ricostruzione di ambienti e costumi, ma soprattutto una riflessione sulla forza del teatro -e quindi anche cinema- popolare, della comicità come specchio di malinconie esistenziali. La storia della dinastia degli Scarpetta-De Filippo è rappresentata con una forza trascinante, supportata da un cast in stato di grazia (Servillo memorabile come sempre). Ma se fosse solo un film biografico sarebbe un ottimo prodotto, tuttavia già visto mille e più volte. Il film invece è una riflessione sul lavoro dell’autore, prima di tutto, sulla proprietà intellettuale e su quanto D’Annunzio sia uno stronzo (d’altronde lo interpreta Paolo Pierobon tra i nostri attori quello che meglio riesce a far la parte del cattivo).

2. FINCH. Possiamo dire tutto contro gli americani, ma non che non sappiano vendere emozioni e commozione come nessun altro al mondo. Il cinema come momento di sospensione della realtà o che cerca di piegarla al loro inarrivabile ottimismo. D’altronde stiamo parlando dell’unica nazione al mondo che si basa su un sogno. Perché la loro società è troppo feroce, disumana, per affrontarla razionalmente. Tuttavia non possiamo non inchinarci davanti alla loro capacità di saper narrare storie capaci di commuovere una vasta parte del pubblico. Adoro il loro menefreghismo per il settarismo colto e cinico, sempre pronto a godere per le tragedie perché troppo piccoli e deboli per amare una qualsiasi forma di vita reale.
Finch è un post apocalittico, narra di un mondo trasformato in un deserto, del disastro ecologico e climatico. Questo è lo sfondo in cui i nostri protagonisti si trovano ad agire. La sua bellezza deriva dal fatto che esula dalle regole rigide del genere (mondo alla deriva con un’umanità che mostra il suo lato peggiore) per raccontare una bellissima storia d’amore. Non di quelle convenzionali tra esseri umani, ma quella più sottile e a volte profonda che lega gli uomini ai loro animali domestici. Finch è un uomo che non si è arreso all’apocalisse, grazie al suo rapporto d’amicizia con un cane. Costui costruisce un robot affinché possa occuparsi del quadrupede per non lasciarlo solo dopo la sua dipartita. Come in gran parte dei film americani, la strada e il viaggio ricoprono un ruolo fondamentale e costretti a lasciare il loro rifugio, questo bizzarro trio affronterà una lunga odissea prima di giungere alla meta. Il film narra della presa di coscienza del robot, dell’abbandonarsi alla fine dell’uomo, di occasioni e piani mancati. Dietro l’ottimismo e la speranza, c’è un mondo alla deriva e una vita che decide al posto tuo. Proprio questa mescolanza di amarezza e spudorato sentimentalismo rendono l’opera di Miguel Sapochnik una piccola gemma del genere e Tom Hanks si dimostra ancora una volta un eccellente attore. Lo trovate su Apple Tv.

3. LA TERRA DEI FIGLI. Di nuovo un altro post apocalittico. Ancora legami che sfidano la ferocia, la violenza di un mondo indebolito e incarognito. Tratto da un’ottima graphic nove,l creata da quello che reputo il miglior fumettista italiano (mi riferisco a Gipi), il film narra la storia di un ragazzo cresciuto da un uomo duro e violento, che alla morte di costui decide di andare verso il mondo, o quello che ne rimane, perché vuol sapere cosa c’è scritto sul quaderno che “il padre” scriveva ogni sera. Considero Claudio Cupellini uno dei nostri migliori registi, viene dalla commedia –Lezioni di cioccolato un classico film con Luca Argentero– per poi intraprendere un viaggio personalissimo all’interno del genere. Con questo film conferma di saper destreggiarsi in tutte le situazioni e di non aver paura ad aprirsi ai sentimenti.  L’opera purtroppo non è molto conosciuta, anche per via di una uscita nelle sale forse poco indovinata, ma merita di essere riscoperta.

4. FINO ALL’ULTIMO INDIZIO. Uno dei miei registi preferiti, John Lee Hancock, (i pianti che mi faccio ogni volta che rivedo Saving Mr Banks) porta sul grande schermo un classico ottimo thriller.  Opera fuori dal tempo, ma per questo ancora più preziosa, getta ombre nichiliste e di rara amarezza su una storia di indagine e caccia a un temibile serial killer.  Dobbiamo cercare la verità a tutti i costi e rovinarci la vita o cercare una soluzione che possa quanto meno donarci la pace? Ecco la domanda su cui si basa questo ottimo film. Un film decisamente dalle parti dei romanzi cupi e travolgenti di Ellroy, piuttosto che una pellicola visionaria, metaforica, come Seven. Questo suo essere così classico è un elemento di merito perché ci si sofferma sulle relazioni tra i personaggi, le loro scelte non sempre giuste. Ottimo, come sempre, Denzel Washington e memorabile Jared Leto nella parte del presunto colpevole.

5. IO SONO NESSUNO. Cinema de mazzate. Ecco come potremmo definire questo adrenalinico, avvincente, vibrante action. Diretto dal regista di Hardcore -film d’azione russo girato tutto in soggettiva- Ilya Naishuller e scritto da Derek Kolstad, noto per la saga di John Wick, Nobody (questo il titolo originale) è la quintessenza del cinema spettacolare, potente, di puro e sano intrattenimento di cui tutti abbiamo bisogno. La storia è molto semplice, quello che conta sono alcune piccole invenzioni di sceneggiatura sui personaggi e la riuscita contaminazione tra la leggerezza della commedia e la violenza dei film d’azione. Bob Onderkik, noto per la sua interpretazione di Saul Goodman nelle serie tv Breaking Bad e Better Call Saul, è credibile come duro e implacabile assassino. Gustosissima la presenza di Christopher Lloyd. Davvero un film d’azione che fonde vecchia scuola e linguaggi più moderni con grande forza. Divertimento assicurato!

FLOP 5

1. IL PRINCIPE CERCA FIGLIO. La coppia Brewer e Murphy ci avevano donato un bellissimo film, Dolemite is my name, opera carica di possanza, passione, amore non solo per l’artista al centro della storia, ma per ogni personaggio e per un certo modo di intendere il cinema e la comicità. Eddie Murphy in quel film appariva in gran forma.  Per cui cosa è successo a entrambi? Come sono finiti da un prodotto palpitante vita ed energia, a questo innocuo, insulso, inconsistente film? Vero che, a ben vedere, Murphy ha indovinato una manciata di film e poi ha campato di rendita e pessime scelte, tuttavia quando quelle poche cose che hanno funzionato entrano nella storia del cinema di intrattenimento mondiale, si dovrebbe rispettare il pubblico, e aggiungere nuovi capitoli solo se si hanno storie che reggono col ricordo del capolavoro passato. Questo sequel non è un brutto film, non vi fa rimpiangere il vostro tempo sprecato, ma forse è qualcosa che per me è peggio di un film orribile: è inutile. Lo trovate su Prime Video.

2. AFTERMATH. Un altro film inerte, innocuo, insulso. E, colpa ancor più grave, un horror che non spaventa mai. Talmente inutile che si dimentica in fretta e furia, cosa non grave se non fosse che quando vi ritorna in mente vi fa imprecare per il tempo perso guardandolo. La storia sarebbe anche interessante perché narra le vicende di una coppia in crisi che pensa di riprendersi dal momento di difficoltà andando a vivere nella casa dei loro sogni. Ovvio che accadano fatti strani. Ecco, tenta pure di passare per un horror serio, indipendente e altre menate, in sostanza è solo una perdita di tempo. Lo trovate su Netflix.

3. MALCOM & MARIE. Mi piace il cinema d’autore, quello basato su due personaggi che per un’ora e mezza non fanno altro che parlare e scontrarsi. Qualcuno pensa sia teatro filmato, ma questo tipo di cinema ci ha donato dei grandi classici supportarti da interpreti meravigliosi. Ecco, affinché una simile operazione possa riuscire servono appunto degli attori. Non dei cani. Perché per quanto di razza o belli da vedere, sono comunque totalmente disastrosi e incapaci di sostenere il film sulle loro spalle. Per cui scolpiamolo nella pietra a futura memoria: John David Washington è un Pietro Castellitto che non ce l’ha fatta. E in questa pellicola la sua pochezza scenica è imbarazzante ed evidentissima, nell’impostare la voce, nel gesticolare, in tutto. Per fortuna la sopravvalutata Zendaya è una “cagna maledetta”, per dirla con Boris e Pannofino, per cui non lo fa sfigurare troppo. Per il resto un film che vuole essere alternativo, intellettuale, parlando di attualità ma facendolo malissimo, in totale malafede, sentendosi tanto bravi e profondi, ma cadendo nel banale. Orribile. Ardaje Netflix.

4. IL MOSTRO DELLA CRIPTA. Avevo apprezzato molto il film precedente di Daniele Misischia, The End? – L’inferno fuori.  Pur con qualche difetto, usava benissimo l’ambientazione, portando avanti anche una riuscita denuncia nei confronti di un certo mondo aziendale. Per cui ero disposto davvero bene nei confronti della seconda opera del regista, un film che unisce commedia, brividi, nostalgia per la nostra infanzia, ottimi elementi che in America sono alla base di molte opere entrare giustamente nel nostro immaginario collettivo e amate ancora oggi. Il problema è che qui siamo totalmente nel territorio del “citame sto cazzo”, senza che lo spettatore si senta immerso nel periodo in cui il film è ambientato. Anni 80 posticci, mal gestiti, in cui ci si è concentrati a trasformarli in un contenitore da riempire con citazioni messe lì tanto per, che dobbiamo mostrare a tutti quanti film abbiamo visto e gli anni sul groppone. La parte prettamente legata alla commedia è inesistente, non si sorride mai.  Per carità, Lillo si impegna, ma è pochissima roba. Non bastano certe scene splatter e decisamente horror per salvare questo disastro totale. Soprattutto, vogliamo fare gli americani? Impariamo da loro. I giovani dei loro film sono giovani a cui capitano cose. In questo caso -come avviene sempre nei film italiani-  ci sono dei giovani che recitano -anche male- il ruolo del giovane. C’è sempre un’aria da recita parrocchiale, tra il professionale e il fuori corso a vita del D.A.M.S.  Tuttavia Misischia è un buon regista e son convinto che  tornerà a darci un buon film alla prossima occasione.

5. MANDIBULES – DUE UOMINI E UNA MOSCA. Ho un motto: peggio della morte le commedie francesi. E peggio delle commedie francesi? Fiorello. “Ah, ma questa è surreale, ma non vedi quanta genialità! E poi non trovi tenerissima quella mosca gigante?”. Certo, e se il film riguardasse solo quella, forse mi garberebbe pure. Invece c’è tutto il resto, con l’aggravante di non far la solita, classica commedia, giammai! Altrimenti gli intellettuali dell’era di internet come fanno a divertirsi? Per cui vai con l’aria da commedia originale, alternativa, e con un’idea di comicità che davvero, guarda, Totò, Buster Keaton, ma anche il nostro amatissimo Villagio, toglietevi eh, che in questo film c’è la performance comica del “MOOOOONDO”, come direbbe il De Luca imitato da Crozza. Quale sarebbe questa svolta epocale nel e per il mondo della commedia (ma qui siamo nei territori nobili e sperimentali, mica roba italiana eh)? Il personaggio interpretato da Adèle Exarchopoulos per via di un incidente parla ad alta voce, urlando. Che ridere! Cosa dire, oltre la spocchia e qualche battutina divertente, non c’è nulla.  Un filmato esile e insignificante che si dimentica subito.

In realtà c’erano molti altri film che avrei voluto inserire nei Top. Per quanto riguarda i flop ho faticato a trovarli. Forse perché scelgo bene i film da vedere. O meglio, li sceglie mia moglie! Rammento che i film che ho stroncato possono piacere moltissimo ad altri, questo per dire che top o flop sono categorie soggettive ed è meglio che sia così. Altrimenti saremmo fermi a Lynch, Kubrick e non saremmo quelle straordinarie macchine spara sentenze e clamorose cazzate, quali siamo. Difettosi e meravigliosi esseri umani a cui auguro un buon anno nuovo.

 

Davide Viganò

TRAILER

CAST & CREW

CATEGORIE