900 numeri, un film da dieci milioni appena uscito, almeno 7 testate tra ristampe varie, inediti e albi giganti, Diabolik, con i suoi 60 anni sul groppone, è un (non) giovane attivissimo, capace di stupire ancora.
C’è da dire, almeno per chi scrive, che, dalla dipartita delle sorelle Giussani, la testata ha vissuto molti bassi, qualche alto inaspettato (soprattutto la parentesi de Il grande Diabolik), ma è parecchio che le nuove storie non appassionano più come un tempo. Tutto perfetto, beninteso, a livello di scrittura e disegno ma anche tutto così poco entusiasmante, molto prevedibile e con personaggi che, col passare degli anni, sono diventate delle macchiette, degli stereotipi che ripetono, un po’ alla commedia dell’arte, gli eterni ruoli nell’attesa di un Godot che non arriverà mai.
Il problema è non solo del mondo di Diabolik che vive una sorta di calma placida, di bolla temporale eterna che, al pari della settimana enigmistica, porta ai suoi fruitori l’accomodante certezza di una lettura piacevole e sempre uguale, ma anche e soprattutto dei lettori fedeli, incapaci di accettare le novità e di bocciarle come nel caso del già citato e interessante Il grande Diabolik.
Le sorelle Giussani invece osavano, portavano numeri coraggiosi, riuscivano a tramutare un giallo in un gotico, andavano anche oltre le regole del commerciale scrivendo numeri che stupivano, nei quali magari Diabolik non si palesava, ben camuffato da una maschera, nascosto nei dettagli come il diavolo, albi pieni di pathos, paranoia, ad un passo dall’horror. Niente di logico (o logiko) con buona pace delle sceneggiatrici ma tremendamente efficace.
Questo Novecento minuti di terrore arriva dopo una serie di numeri (mostruosamente) imbelli, nell’annata forse peggiore dal 1989, il 2021, caratterizzata da avventure mal sceneggiate, a volte pure disegnate distrattamente, con la punta apice di mediocrità con Il tormento di Altea, scritto da un altrove bravo Tito Faraci.

Arriva questo nuovo Diabolik nel suo, appunto, novecentesimo numero, senza adesivi o allegati a festeggiare la ricorrenza, quasi in sordina, fagocitato dalla pubblicità eccessiva del progetto cinematografico che ha richiesto due (inutili) novelization a fumetti e un romanzo. Ed è inaspettatamente bello.
Sia chiaro, i difetti che caratterizzano gli ultimi albi del personaggio persistono, soprattutto la fretta di raccontare nelle 120 tavole una storia che ne avrebbe richiesto il doppio, ma siamo davanti ad un albo che riesce ad essere appassionante, a tratti feroce e soprattutto ad uscire dalla solita briglia risaputa da heist movie a fumetto.
Merito della sceneggiatura di Andrea Pasini e Rosalia Finocchiaro, capaci di delineare un Diabolik più umano del solito, mosso da un desiderio di vendetta poco calcolatore, irrazionale e ferino. Era da tanto che “il ragioniere del crimine”, per dirla alla Max Bunker, non mostrava il suo lato più feroce, da assassino. Qui, come fossimo ne Il vendicatore di Mark Goldblatt con un incazzatissimo Dolph Lundgren, il sangue scorre copioso, le ossa si spezzano e le morti diventano vere esecuzioni. Diabolik, nella disperazione di perdere Eva, si spoglia della paciosità gomboliana da pensionato pancia, tv e rapina, ritrovando, come in Rocky 3, gli occhi (feroci) della tigre: uccide impiccando le sue vittime, le strangola, le sgozza e alla fine distrugge le regole poco umane da fumetto seriale, promette per non mantenere.
La frase “Nessuno può toccare Eva” è puro amore, lo stesso che portava Paul Kersey a sparare a bruciapelo ai teppisti in Death Wish, lo stesso che ci portava a parteggiare per Jennifer e la sua vendetta in I spit on your grave. Tutti uccideremmo per qualcuno che amiamo davvero, anche chi dice di no, mentendo.
Diabolik ruba la scena agli altri personaggi, tutti di contorno, anche un cattivo dalle fattezze de Il dottor Destino che non riesce mai ad emergere nelle sue ragioni, risultando alla fine solo lo scarafaggio più grande da pestare per arrivare a Eva.
Disegni efficaci di Giordano, ottimi quelli di Palumbo nei flashback e una copertina da urlo ad opera di Jacobo Brandi che ci regala in quarta anche una fantastica Eva.
Se pensavate di abbandonare Diabolik, magari prima date un’occhiata a questo numero che potrebbe essere anche un buon motivo per iniziare a leggerlo. Nella speranza che, con il 901 non si torni alle solite letture da barbiere.
Andrea K. Lanza