E se fossi tu ad essere allevato e macellato?
Questo dilemma negli ultimi anni è rimbalzato molto per i social, a causa della ribalta dell’antispecismo e del movimento vegano, che si è appropriato del termine spesso semplificato, tuttavia sdoganandolo a un’ampia fetta di pubblico. Il tema non è certo nuovo nell’arte, basti pensare al film cult La planète sauvage del ’73. E facilmente nel horror e nella fantascienza, soprattutto quando si va a toccare il cyberpunk e il transumanesimo, si incrocia questo dilemma della mercificazione dell’essere umano, pur con una diversa prospettiva. Non a caso la nostra storia si apre con primi piani di Chicken Nuggets all’interno di un fast food con un mondo in piena crisi ambientale (non troppo distante da noi), e prosegue dentro un centro di smaltimento rifiuti nucleari. Ma non si ferma qui.
Parliamo di Starving Anonymous, un survival horror escape, un manga di Kengo Mizutani, Kazu Inabe e Yuu Kuraishi, edito in Italia dalla Star Comics, e concluso in 7 volumi.

Nel corso della trama vengono affrontati numerose questioni classiche del fantahorror: se fossimo noi a essere una specie sottomessa?
Saremmo disposti a sacrificare delle vite per salvarne altre?
E se per salvare l’umanità perdessimo ciò che ci rende tali?
Quali sono i limiti che dobbiamo porci nella conoscenza?
Il manga, tuttavia, non sembra aver l’intenzione di passare il tempo a fare la morale, anzi, risulta godibile, violento ed eccessivo al punto giusto. I nostri protagonisti si ritrovano, loro malgrado, in quest’angusta struttura, circondati da cadaveri, il tutto gestito da del personale che sembra non voler rivelare nulla, conducendoli in un atrio pieno di uomini obesi intenti a bere uno strano liquido da tubi pendenti dal soffitto. La verità verrà presto rivelata: sono in attesa di essere divorati da esseri mostruosi, strani incroci tra un gigante e una cavalletta, alieni che in accordo con il governo si nutrono di esseri umani, rapiti e allevati come bestiame. Questo è solo l’inizio, da qui sarà un escalation di colpi di scena, il ritmo è serrato e i vari misteri svelati gradualmente, nonostante i classici “spiegoni” necessari per portare avanti la trama. Lo stile di disegno è buono, funzionale alla storia, anche se mi ha dato l’impressione di non essere pienamente maturo, ogni tanto perde le proporzioni e risulta incerto proprio sui volti dei personaggi. Una serie diretta decisamente agli amanti dell’horror e dello splatter, dove il corpo umano viene modificato in tutti i modi più contorti.
Stefano Foletti