Suicide Club

Jisatsu Circle (Suicide club) è forse il più macabro dei manga realizzati da Usamaru Furuya, ispirato al celebre e omonimo film, che qualche anno fa ha letteralmente sconvolto il mondo. La storia, ambientata ai nostri giorni, traccia il crudo, sconvolgente ritratto di un gruppo di infelici ragazze che, accomunate da un sentimento di incomprensione e rifiuto da parte della società, insoddisfatte della loro esistenza, decidono di formare un circolo, un club avente come scopo ultimo il loro suicidio in massa. Cosa che puntualmente avviene, ma non perfettamente secondo i loro piani: una delle ragazze, gettatasi insieme alle altre sotto un treno della metropolitana, rimane misteriosamente illesa… e questo insolito avvenimento innescare una scia clamorosa di inquietanti eventi. Un manga per palati robusti! Uno dei migliori manga dell’anno! Crudo, adulto, intenso.

(Da Amazon)

Suicide Club di Usamaru Furuya è la strana rivisitazione a fumetti di un cult movie girato da Sion Son. Ad essere precisi un istant manga perché entrambe le opere escono a ridosso, nello stesso anno, ai quali si aggiunge un romanzo, inedito da noi, scritto dallo stesso regista, Suicide Circle: The Complete Edition (自殺サークル 完全版 Jisatsu Saakuru: Kanzenban). Le direttive per completare l’opera vengono date al giovane Usamaru Furuya dal regista in persona: non avrebbe dovuto essere una semplice novelitazion a fumetti, ma un’opera a sé stante, dalla trama diversa che avrebbe usato solo la scena del suicidio delle studentesse come punto di partenza. Questo stimola molto il mangaka che riesce a creare una storia aderente a quella vista nel film, ma da un punto di vista inedito, più intimo e femminile, meno corale e horror. È un’opera che trasuda molto le tematiche di Usamaru Furuya, soprattutto l’inadeguatezza del proprio corpo, già affrontate nel suo capolavoro Marie no Kanaderu Ongaku, La musica di Marie. Rispetto a lavori come Palepoli o Plastic girl lo stile dell’autore è maturato, anche se, si percepisce, almeno a livello narrativo, la gabbia dell’essere parto di una sceneggiatura altrui.

Suicide Club è però opera interessante, dal ritmo lento ma accattivante, baciata da splendidi disegni in un gelido bianco e nero. E’ anche, purtroppo, un prodotto senza controllo che perde soprattutto confrontato con i due fratelli laggiori, il libro e il film, migliori perché esponenti di un universo, quello di Sion Sono, che può essere suo e solo suo.

Per questo il manga di Usamaru Furuya ricorda, per certo versi, i sequel spuri di The ring, soprattutto il The Spiral di Joji Iida, interessante ma fallimentare continuo dell’opera di Hideo Nakata tratta da Kōji Suzuki. I motivi della non riuscita sono gli stessi: un The ring 2, migliore, poteva essere solo scritto dal suo regista, l’unico che era riuscito a rendere vivo e tangibile l’universo tetro e delirante Sadako, l’iconica ragazza del pozzo e la sua vendetta in sette giorni.

Per la stessa ragione, anche se con risultati più convincenti di Joji Iida, il manga di Suicide club resta a metà strada tra l’esperimento riuscito e una certa difficoltà ad essere Sion Sono senza esserlo davvero.

Usamaru Furuya usa il Suicide Club cinematografico, con il devastante suicidio di massa di un gruppo di studentesse liceali, come spunto, per raccontare, come già detto, una storia più delicata e intima, di morte e rinascita, di corpi usati e abusati, di amicizie e vendetta, tante carne al fuoco che, a lettura finita, lascia dubbi e perplessità nella sua cripticità. Però Usamaru Furuya per certi versi anticipa il cinema di Sion Sono futuro ribattezzando la carismatica leader del gruppo suicida come Mitsuko, un nome presente non solo nel film ispiratore ma anche in tante opere successive del regista, da Noriko’s Dinner Table, sequel del 2005 che userà intuizioni riprese dal manga, al più recente Guilty of Romance.

È l’idea di rinascita della morte ad essere una delle cose più interessanti del manga, soprattutto, quando nella scena iniziale, l’unica superstite si rialza dagli ammassi di carne delle sue amiche per piangere, tale quale al parto di un bimbo in sala parto. Ad essere però eccezionale è anche la straordinaria, ed inedita, atmosfera horror che accomuna l’opera al J-horror di lì pronto a scoppiare in tutto il mondo con autori come l’Hideo Nakata di The Ring, il Takashi Miike di Audition, il Takashi Shimizu di Ju-on o il Kiyoshi Kurosawa di Cure e Kairo.

Molto più terrorizzante del film di Sion Sono, ma anche imbrigliato in sole 160 pagine o poco più con una storia che forse avrebbe richiesto più parti per essere sviluppata meglio, ma che, anche nella sua incompletezza, resta uno dei figli più interessanti di Suicide club, quello che cerca, fallendo artisticamente, di coniugare due mondi troppo autoriali per essere compatibili, quello di Sion Sono e quello di Usamaru Furuya.

In Italia è uscito qualche anno fa per la RW GOEN in un’edizione perfettamente tradotta da Valentina Vignola.

Pur se un’opera incompiuta è un manga che trasuda idee, perfetto come extra dopo la visione di Suicide club di Sion Sono, bellissima pellicola ancora inedita in Italia.

Andrea K. Lanza

TRAILER

INFOBOX

Suicide Club

Titolo originale: Jisatsu Sākuru

Autore: Usamaru Furuya

Editore:‎ RW Goen; Brossurato 

Lingua :  Italiano

Copertina flessibile: 168 pagine

Disponibile: AMAZON

 

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Commenti

  • Denis

    Anche nella serie anime di Satoshi Kon intitolata Paranoia Agent un episodio era dedicato al tema del suicidio in Giappone in cui tre persone un anziano, un giovane e una ragazzina si danno appuntamento per decidere come porre fine alla loro esistenza tra varie peripezie tragicomiche

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